mercoledì 31 marzo 2010

Conflittualità tra gemelli




Il testo che segue, a cura delle Dott.sse Liana Valente Torre e Susanna Cameriere, è tratto dagli atti del convegno "I gemelli: La persona, la famiglia, la scuola" tenutosi il 2 febbraio 2001 presso l'Università degli Studi di Torino.

La conflittualità può essere considerata caratteristica di qualsiasi coppia, ma nella coppia gemellare (sia monozigoti sia dizigoti) tende ad esprimersi con modalità estreme, con forti reazioni: i gemelli, come poli opposti di un campo magnetico, tendono ad attrarsi, ma, come poli con lo stesso segno, a volte attivamente si respingono.
Alcuni gemelli che hanno un altro fratello, paragonando l'aggressività nei confronti del fratello con quella nei confronti del co-gemello, non esitano a riconoscere questa qualitativamente diversa e più intensa. Il mito di Romolo e Remo ci attesta una violenza mortale, Pressburger (1996) ne "I due gemelli" e Wallace (1989) ne "Le gemelle che non parlavano" (June e Jennifer Gibson) descrivono situazioni vicino al fratricidio. Ecco cosa dice una delle gemelle Gibson:
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Conflittualità tra gemelli




Il testo che segue, a cura delle Dott.sse Liana Valente Torre e Susanna Cameriere, è tratto dagli atti del convegno "I gemelli: La persona, la famiglia, la scuola" tenutosi il 2 febbraio 2001 presso l'Università degli Studi di Torino.

La conflittualità può essere considerata caratteristica di qualsiasi coppia, ma nella coppia gemellare (sia monozigoti sia dizigoti) tende ad esprimersi con modalità estreme, con forti reazioni: i gemelli, come poli opposti di un campo magnetico, tendono ad attrarsi, ma, come poli con lo stesso segno, a volte attivamente si respingono.
Alcuni gemelli che hanno un altro fratello, paragonando l'aggressività nei confronti del fratello con quella nei confronti del co-gemello, non esitano a riconoscere questa qualitativamente diversa e più intensa. Il mito di Romolo e Remo ci attesta una violenza mortale, Pressburger (1996) ne "I due gemelli" e Wallace (1989) ne "Le gemelle che non parlavano" (June e Jennifer Gibson) descrivono situazioni vicino al fratricidio. Ecco cosa dice una delle gemelle Gibson:
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Conflittualità tra gemelli




Il testo che segue, a cura delle Dott.sse Liana Valente Torre e Susanna Cameriere, è tratto dagli atti del convegno "I gemelli: La persona, la famiglia, la scuola" tenutosi il 2 febbraio 2001 presso l'Università degli Studi di Torino.

La conflittualità può essere considerata caratteristica di qualsiasi coppia, ma nella coppia gemellare (sia monozigoti sia dizigoti) tende ad esprimersi con modalità estreme, con forti reazioni: i gemelli, come poli opposti di un campo magnetico, tendono ad attrarsi, ma, come poli con lo stesso segno, a volte attivamente si respingono.
Alcuni gemelli che hanno un altro fratello, paragonando l'aggressività nei confronti del fratello con quella nei confronti del co-gemello, non esitano a riconoscere questa qualitativamente diversa e più intensa. Il mito di Romolo e Remo ci attesta una violenza mortale, Pressburger (1996) ne "I due gemelli" e Wallace (1989) ne "Le gemelle che non parlavano" (June e Jennifer Gibson) descrivono situazioni vicino al fratricidio. Ecco cosa dice una delle gemelle Gibson:
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Per amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima




Arlie Russell Hochschild insegna sociologia all'Università della California. In italiano è già uscito un suo studio su Donne globali: Tate, colf e badanti. E' una studiosa che esplora un campo nuovo e interessante, quello della "sociologia dei sentimenti". Si dirà: ma se la sociologia già incontra tanti problemi metodologici quando studia realtà sociali più concrete come la politica e l'economia, figurarsi quante ne incontrerà il tentativo di indagare l' inafferrabile universo dei sentimenti umani?

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Per amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima




Arlie Russell Hochschild insegna sociologia all'Università della California. In italiano è già uscito un suo studio su Donne globali: Tate, colf e badanti. E' una studiosa che esplora un campo nuovo e interessante, quello della "sociologia dei sentimenti". Si dirà: ma se la sociologia già incontra tanti problemi metodologici quando studia realtà sociali più concrete come la politica e l'economia, figurarsi quante ne incontrerà il tentativo di indagare l' inafferrabile universo dei sentimenti umani?

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Per amore o per denaro. La commercializzazione della vita intima




Arlie Russell Hochschild insegna sociologia all'Università della California. In italiano è già uscito un suo studio su Donne globali: Tate, colf e badanti. E' una studiosa che esplora un campo nuovo e interessante, quello della "sociologia dei sentimenti". Si dirà: ma se la sociologia già incontra tanti problemi metodologici quando studia realtà sociali più concrete come la politica e l'economia, figurarsi quante ne incontrerà il tentativo di indagare l' inafferrabile universo dei sentimenti umani?

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Comunicazioni nuove. di Maria Concetta Antelmi





COMUNICAZIONI NUOVE

Il tema “comunicazione” è stato in passato ed è ancora tutt’oggi oggetto di numerosi e costanti studi. Cosa comunicare? Come comunicare?Dove comunicare? E soprattutto a chi comunicare? Un celebre studioso Marcel Danesi, in proposito sostiene che sinora gli sforzi dei "teorici della comunicazione” si sono concentrati maggiormente sugli aspetti concernenti il processo decisionale del messaggio, ovvero sul messaggio inteso come processo, mentre invece “Semioticians” ha centrato maggiormente l’attenzione sull’aspetto semantico del messaggio, su ciò che il messaggio significa, su come determina il significato. “Come” avviene la determinazione del significato da parte del messaggio c’è lo dice la semiotica, che non è altro che la scienza che si occupa dello studio sistematico dei segni. Arrivati a questo punto, credo che non sarebbe affatto inutile mostrare ai nostri lettori come vengono trasmesse le informazioni utilizzando la semiotica, basti pensare all’esempio dei fumetti, a come in essi vengono rappresentati i rumori, gli odori ecc.. A tal proposito, proponiamo un esercitazione che consiste nel richiamare l’attenzione sulla immagine raffigurante un fiore, e nel rispondere successivamente ai quesiti. Costruiamo, quindi, uno schema e includiamo i quesiti scritti di seguito ai quali il nostro lettore è invitato a rispondere dopo aver osservato, come su detto, un immagine di un fiore.

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Comunicazioni nuove. di Maria Concetta Antelmi





COMUNICAZIONI NUOVE

Il tema “comunicazione” è stato in passato ed è ancora tutt’oggi oggetto di numerosi e costanti studi. Cosa comunicare? Come comunicare?Dove comunicare? E soprattutto a chi comunicare? Un celebre studioso Marcel Danesi, in proposito sostiene che sinora gli sforzi dei "teorici della comunicazione” si sono concentrati maggiormente sugli aspetti concernenti il processo decisionale del messaggio, ovvero sul messaggio inteso come processo, mentre invece “Semioticians” ha centrato maggiormente l’attenzione sull’aspetto semantico del messaggio, su ciò che il messaggio significa, su come determina il significato. “Come” avviene la determinazione del significato da parte del messaggio c’è lo dice la semiotica, che non è altro che la scienza che si occupa dello studio sistematico dei segni. Arrivati a questo punto, credo che non sarebbe affatto inutile mostrare ai nostri lettori come vengono trasmesse le informazioni utilizzando la semiotica, basti pensare all’esempio dei fumetti, a come in essi vengono rappresentati i rumori, gli odori ecc.. A tal proposito, proponiamo un esercitazione che consiste nel richiamare l’attenzione sulla immagine raffigurante un fiore, e nel rispondere successivamente ai quesiti. Costruiamo, quindi, uno schema e includiamo i quesiti scritti di seguito ai quali il nostro lettore è invitato a rispondere dopo aver osservato, come su detto, un immagine di un fiore.

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Comunicazioni nuove. di Maria Concetta Antelmi





COMUNICAZIONI NUOVE

Il tema “comunicazione” è stato in passato ed è ancora tutt’oggi oggetto di numerosi e costanti studi. Cosa comunicare? Come comunicare?Dove comunicare? E soprattutto a chi comunicare? Un celebre studioso Marcel Danesi, in proposito sostiene che sinora gli sforzi dei "teorici della comunicazione” si sono concentrati maggiormente sugli aspetti concernenti il processo decisionale del messaggio, ovvero sul messaggio inteso come processo, mentre invece “Semioticians” ha centrato maggiormente l’attenzione sull’aspetto semantico del messaggio, su ciò che il messaggio significa, su come determina il significato. “Come” avviene la determinazione del significato da parte del messaggio c’è lo dice la semiotica, che non è altro che la scienza che si occupa dello studio sistematico dei segni. Arrivati a questo punto, credo che non sarebbe affatto inutile mostrare ai nostri lettori come vengono trasmesse le informazioni utilizzando la semiotica, basti pensare all’esempio dei fumetti, a come in essi vengono rappresentati i rumori, gli odori ecc.. A tal proposito, proponiamo un esercitazione che consiste nel richiamare l’attenzione sulla immagine raffigurante un fiore, e nel rispondere successivamente ai quesiti. Costruiamo, quindi, uno schema e includiamo i quesiti scritti di seguito ai quali il nostro lettore è invitato a rispondere dopo aver osservato, come su detto, un immagine di un fiore.

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martedì 30 marzo 2010

Dinamiche di gruppo: il t-group

Che cos’è?

Il T—Group non è terapia, bensì una situazione di apprendimento, dove, a seconda delle situazioni e degli individui che vi prendono parte, si possono apprendere cose diverse, su se stessi, sul rapporto con gli altri e sul gruppo. Secondo i sostenitori di questa tipologia di formazione infatti l’individuo ha bisogno del gruppo per stabilire la propria identità, per dare un significato alla propria esistenza e per esprimere diversi aspetti di sè. Questa tecnica consiste spesso in un seminario con tanti partecipanti, in modo da avere almeno tre gruppi, che consentano, attraverso esercitazioni, il confronto. Praticamente lo scopo è di riportare all’interno dei piccoli gruppi la dimensione organizzativa, di chiedersi che cosa succede al di fuori di questa nicchia che è il piccolo gruppo e quindi di acquisire una consapevolezza, una sensibilità alla dimensione organizzativa. 

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Dinamiche di gruppo: il t-group

Che cos’è?

Il T—Group non è terapia, bensì una situazione di apprendimento, dove, a seconda delle situazioni e degli individui che vi prendono parte, si possono apprendere cose diverse, su se stessi, sul rapporto con gli altri e sul gruppo. Secondo i sostenitori di questa tipologia di formazione infatti l’individuo ha bisogno del gruppo per stabilire la propria identità, per dare un significato alla propria esistenza e per esprimere diversi aspetti di sè. Questa tecnica consiste spesso in un seminario con tanti partecipanti, in modo da avere almeno tre gruppi, che consentano, attraverso esercitazioni, il confronto. Praticamente lo scopo è di riportare all’interno dei piccoli gruppi la dimensione organizzativa, di chiedersi che cosa succede al di fuori di questa nicchia che è il piccolo gruppo e quindi di acquisire una consapevolezza, una sensibilità alla dimensione organizzativa. 

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Dinamiche di gruppo: il t-group

Che cos’è?

Il T—Group non è terapia, bensì una situazione di apprendimento, dove, a seconda delle situazioni e degli individui che vi prendono parte, si possono apprendere cose diverse, su se stessi, sul rapporto con gli altri e sul gruppo. Secondo i sostenitori di questa tipologia di formazione infatti l’individuo ha bisogno del gruppo per stabilire la propria identità, per dare un significato alla propria esistenza e per esprimere diversi aspetti di sè. Questa tecnica consiste spesso in un seminario con tanti partecipanti, in modo da avere almeno tre gruppi, che consentano, attraverso esercitazioni, il confronto. Praticamente lo scopo è di riportare all’interno dei piccoli gruppi la dimensione organizzativa, di chiedersi che cosa succede al di fuori di questa nicchia che è il piccolo gruppo e quindi di acquisire una consapevolezza, una sensibilità alla dimensione organizzativa. 

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Teoria dell' attaccamento di John Bowlby











 TEORIA DELL'ATTACCAMENTO

“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate consuetudini nell’allevamento dei piccoli, credo che molti casi di sviluppo nevrotico del carattere sarebbero stati evitati.” (John Bowlby)


Attaccamento

Il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato.

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Teoria dell' attaccamento di John Bowlby











 TEORIA DELL'ATTACCAMENTO

“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate consuetudini nell’allevamento dei piccoli, credo che molti casi di sviluppo nevrotico del carattere sarebbero stati evitati.” (John Bowlby)


Attaccamento

Il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato.

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Teoria dell' attaccamento di John Bowlby











 TEORIA DELL'ATTACCAMENTO

“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate consuetudini nell’allevamento dei piccoli, credo che molti casi di sviluppo nevrotico del carattere sarebbero stati evitati.” (John Bowlby)


Attaccamento

Il comportamento di attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato.

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INTERVISTA Dr. CIOFI AL BOLLETTINO DI PSICOLOGIA APPLICATA OS – Organizzazioni Speciali sul tema della psicoterapia on line (2003)



Cosa pensa del cybercounseling?

Più che di cybercounseling parlerei direttamente, rompendo gli indugi, di psicoterapia on line. Infatti questo mi sembra il problema da affrontare con maggior rigore, scientificità ed attenzione sul piano deontologico. Ovviamente se verrà individuato un percorso ragionevole per la psicoterapia on line a maggior ragione e su quella scia sarà facile individuare strade percorribili nella direzione di un cybercounseling credibile.

Ma la psicoterapia on line è stata vietata dall'Ordine Nazionale degli Psicologi...

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Neuroni specchio e spazio personale

GALASSIAMENTE

di ROSALBA MICELI


Decidere come interagire con gli altri può dipendere anche dalla distanza fisica tra gli interlocutori. La prospettiva sensomotoria nello studio di alcuni processi cognitivi (percezione, comunicazione) si è sviluppata notevolmente a partire dalla scoperta dei neuroni specchio, individuati la prima volta nel sistema cerebrale dei macachi adulti agli inizi degli anni Novanta da un gruppo di neurofisiologi dell’Università di Parma, coordinato dal professore Giacomo Rizzolatti. Si tratta di una classe di neuroni che si attiva selettivamente sia quando si compie un’azione (riferita ad atti orientati quali afferrare con la mano o con la bocca) che quando la si osserva mentre è compiuta da altri. I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” il movimento, rappresentando, a detta dello stesso Rizzolatti, “un meccanismo generale in cui ciò che fanno gli altri si trasforma in qualcosa che facciamo noi, in un formato motorio”.
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Neuroni specchio e spazio personale

GALASSIAMENTE

di ROSALBA MICELI


Decidere come interagire con gli altri può dipendere anche dalla distanza fisica tra gli interlocutori. La prospettiva sensomotoria nello studio di alcuni processi cognitivi (percezione, comunicazione) si è sviluppata notevolmente a partire dalla scoperta dei neuroni specchio, individuati la prima volta nel sistema cerebrale dei macachi adulti agli inizi degli anni Novanta da un gruppo di neurofisiologi dell’Università di Parma, coordinato dal professore Giacomo Rizzolatti. Si tratta di una classe di neuroni che si attiva selettivamente sia quando si compie un’azione (riferita ad atti orientati quali afferrare con la mano o con la bocca) che quando la si osserva mentre è compiuta da altri. I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” il movimento, rappresentando, a detta dello stesso Rizzolatti, “un meccanismo generale in cui ciò che fanno gli altri si trasforma in qualcosa che facciamo noi, in un formato motorio”.
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Neuroni specchio e spazio personale

GALASSIAMENTE

di ROSALBA MICELI


Decidere come interagire con gli altri può dipendere anche dalla distanza fisica tra gli interlocutori. La prospettiva sensomotoria nello studio di alcuni processi cognitivi (percezione, comunicazione) si è sviluppata notevolmente a partire dalla scoperta dei neuroni specchio, individuati la prima volta nel sistema cerebrale dei macachi adulti agli inizi degli anni Novanta da un gruppo di neurofisiologi dell’Università di Parma, coordinato dal professore Giacomo Rizzolatti. Si tratta di una classe di neuroni che si attiva selettivamente sia quando si compie un’azione (riferita ad atti orientati quali afferrare con la mano o con la bocca) che quando la si osserva mentre è compiuta da altri. I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” il movimento, rappresentando, a detta dello stesso Rizzolatti, “un meccanismo generale in cui ciò che fanno gli altri si trasforma in qualcosa che facciamo noi, in un formato motorio”.
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PSICOLOGIA E DIPENDENZE. L'ALCOOL. a cura di Federica Gardosi



L’ALCOOL

Una delle dipendenze da sostanze è quella della dipendenza dall’alcool.
Oggigiorno bere è un’azione che accompagna gran parte del nostro stile di vita; è sufficiente guardarsi intorno per rendersi conto come quasi la totalità delle situazioni sociali siano contraddistinte dalla presenza dell’alcol: feste della birra, sagre del vino, rave party, happy hour, spitz hour, open bar, pub.
La questione più allarmante riguarda il fatto che questi abusi vengono messi in pratica da giovani spesso al di sotto dei venti anni. Il consumo di alcol fra questi ultimi, infatti, è un fenomeno preoccupante e in forte incremento a livello internazionale e nazionale.
L’espressione “binge drinking” viene associata al consumo eccessivo di alcol in una stessa serata.
Questo fenomeno sociale, comporta un aumento del rischio di incidentalità nei giovani e un derivante costo soprattutto umano nella società.
L’effetto binge drinking è più frequente tra giovani 18-34 anni che hanno comportamenti di consumo a ”rischio”, ovvero l’abitudine a bere alcolici fuori pasto settimanalmente ed ad ubriacarsi. Nonostante, in Italia, il consumo di alcol è vietato sotto i 16 anni, il 19,5% dei ragazzi tra gli 11-15 anni dichiarano di aver bevuto.
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PSICOLOGIA E DIPENDENZE. L'ALCOOL. a cura di Federica Gardosi



L’ALCOOL

Una delle dipendenze da sostanze è quella della dipendenza dall’alcool.
Oggigiorno bere è un’azione che accompagna gran parte del nostro stile di vita; è sufficiente guardarsi intorno per rendersi conto come quasi la totalità delle situazioni sociali siano contraddistinte dalla presenza dell’alcol: feste della birra, sagre del vino, rave party, happy hour, spitz hour, open bar, pub.
La questione più allarmante riguarda il fatto che questi abusi vengono messi in pratica da giovani spesso al di sotto dei venti anni. Il consumo di alcol fra questi ultimi, infatti, è un fenomeno preoccupante e in forte incremento a livello internazionale e nazionale.
L’espressione “binge drinking” viene associata al consumo eccessivo di alcol in una stessa serata.
Questo fenomeno sociale, comporta un aumento del rischio di incidentalità nei giovani e un derivante costo soprattutto umano nella società.
L’effetto binge drinking è più frequente tra giovani 18-34 anni che hanno comportamenti di consumo a ”rischio”, ovvero l’abitudine a bere alcolici fuori pasto settimanalmente ed ad ubriacarsi. Nonostante, in Italia, il consumo di alcol è vietato sotto i 16 anni, il 19,5% dei ragazzi tra gli 11-15 anni dichiarano di aver bevuto.
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PSICOLOGIA E DIPENDENZE. L'ALCOOL. a cura di Federica Gardosi



L’ALCOOL

Una delle dipendenze da sostanze è quella della dipendenza dall’alcool.
Oggigiorno bere è un’azione che accompagna gran parte del nostro stile di vita; è sufficiente guardarsi intorno per rendersi conto come quasi la totalità delle situazioni sociali siano contraddistinte dalla presenza dell’alcol: feste della birra, sagre del vino, rave party, happy hour, spitz hour, open bar, pub.
La questione più allarmante riguarda il fatto che questi abusi vengono messi in pratica da giovani spesso al di sotto dei venti anni. Il consumo di alcol fra questi ultimi, infatti, è un fenomeno preoccupante e in forte incremento a livello internazionale e nazionale.
L’espressione “binge drinking” viene associata al consumo eccessivo di alcol in una stessa serata.
Questo fenomeno sociale, comporta un aumento del rischio di incidentalità nei giovani e un derivante costo soprattutto umano nella società.
L’effetto binge drinking è più frequente tra giovani 18-34 anni che hanno comportamenti di consumo a ”rischio”, ovvero l’abitudine a bere alcolici fuori pasto settimanalmente ed ad ubriacarsi. Nonostante, in Italia, il consumo di alcol è vietato sotto i 16 anni, il 19,5% dei ragazzi tra gli 11-15 anni dichiarano di aver bevuto.
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GLI ESPERIMENTI CLASSICI DELLA PSICOLOGIA SOCIALE. a cura di Piero Bocchiaro e Alessandro Busi

L'ESPERIMENTO DI ASH

Solomon Asch, psicologo sociale di origini polacche, ha dimostrato in maniera chiara, grazie a una serie di esperimenti condotti negli anni Cinquanta, la forza dell’influenza sociale non solo sulle azioni ma anche sulle percezioni visive del singolo. Il gruppo, insomma, che si impone sull’individuo.

I partecipanti a questo esperimento erano convinti di dover prendere parte a una ricerca sul giudizio percettivo. Giunti in laboratorio, gli otto studenti convocati dovevano stimare la lunghezza di linee rette presentate su dei cartoncini. Una linea campione veniva mostrata a sinistra, e il compito dei soggetti era quello di indicare quale delle tre linee a destra avesse la stessa lunghezza della prima. Il compito era molto semplice perché appariva evidente quale fosse la linea uguale a quella di riferimento. Le risposte venivano date ad alta voce.

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GLI ESPERIMENTI CLASSICI DELLA PSICOLOGIA SOCIALE. a cura di Piero Bocchiaro e Alessandro Busi

L'ESPERIMENTO DI ASH

Solomon Asch, psicologo sociale di origini polacche, ha dimostrato in maniera chiara, grazie a una serie di esperimenti condotti negli anni Cinquanta, la forza dell’influenza sociale non solo sulle azioni ma anche sulle percezioni visive del singolo. Il gruppo, insomma, che si impone sull’individuo.

I partecipanti a questo esperimento erano convinti di dover prendere parte a una ricerca sul giudizio percettivo. Giunti in laboratorio, gli otto studenti convocati dovevano stimare la lunghezza di linee rette presentate su dei cartoncini. Una linea campione veniva mostrata a sinistra, e il compito dei soggetti era quello di indicare quale delle tre linee a destra avesse la stessa lunghezza della prima. Il compito era molto semplice perché appariva evidente quale fosse la linea uguale a quella di riferimento. Le risposte venivano date ad alta voce.

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GLI ESPERIMENTI CLASSICI DELLA PSICOLOGIA SOCIALE. a cura di Piero Bocchiaro e Alessandro Busi

L'ESPERIMENTO DI ASH

Solomon Asch, psicologo sociale di origini polacche, ha dimostrato in maniera chiara, grazie a una serie di esperimenti condotti negli anni Cinquanta, la forza dell’influenza sociale non solo sulle azioni ma anche sulle percezioni visive del singolo. Il gruppo, insomma, che si impone sull’individuo.

I partecipanti a questo esperimento erano convinti di dover prendere parte a una ricerca sul giudizio percettivo. Giunti in laboratorio, gli otto studenti convocati dovevano stimare la lunghezza di linee rette presentate su dei cartoncini. Una linea campione veniva mostrata a sinistra, e il compito dei soggetti era quello di indicare quale delle tre linee a destra avesse la stessa lunghezza della prima. Il compito era molto semplice perché appariva evidente quale fosse la linea uguale a quella di riferimento. Le risposte venivano date ad alta voce.

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DOPPIA MENTE a cura di Ambra Sorrentino



In questa Rubrica avremo modo di affrontare argomenti vari inerenti ai temi dell’ombra, dei gemelli, dello specchio, delle coppie, della diade madre-bambino, delle separazioni, etc. .
L’affascinante tema del doppio verrà affrontato nelle sue varie forme e messo in relazione con i suoi significati simbolici, mitologici, psicologici; con la mente; con la neurofisiologia e con “l’esserci nel qui e ora” della relazione psicoterapeutica.


LA PELLE E LA MENTE: DUE GEMELLE


Un illustre dermatologo disse che la Pelle e la Mente possono essere considerate “due gemelle che si separano prima della nascita e si cercano poi per tutta la vita”.
La cute ed il sistema nervoso originano infatti dall’ ectoderma: foglietto embrionale fatto da cellule madri identiche che si differenziano solo successivamente.

Col crescere della complessità dell’embrione si arriva al feto, con i suoi tessuti ed organi più differenziati,… al neonato…al bambino…all’adolescente…al
l’adulto…all’anziano…

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DOPPIA MENTE a cura di Ambra Sorrentino



In questa Rubrica avremo modo di affrontare argomenti vari inerenti ai temi dell’ombra, dei gemelli, dello specchio, delle coppie, della diade madre-bambino, delle separazioni, etc. .
L’affascinante tema del doppio verrà affrontato nelle sue varie forme e messo in relazione con i suoi significati simbolici, mitologici, psicologici; con la mente; con la neurofisiologia e con “l’esserci nel qui e ora” della relazione psicoterapeutica.


LA PELLE E LA MENTE: DUE GEMELLE


Un illustre dermatologo disse che la Pelle e la Mente possono essere considerate “due gemelle che si separano prima della nascita e si cercano poi per tutta la vita”.
La cute ed il sistema nervoso originano infatti dall’ ectoderma: foglietto embrionale fatto da cellule madri identiche che si differenziano solo successivamente.

Col crescere della complessità dell’embrione si arriva al feto, con i suoi tessuti ed organi più differenziati,… al neonato…al bambino…all’adolescente…al
l’adulto…all’anziano…

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DOPPIA MENTE a cura di Ambra Sorrentino



In questa Rubrica avremo modo di affrontare argomenti vari inerenti ai temi dell’ombra, dei gemelli, dello specchio, delle coppie, della diade madre-bambino, delle separazioni, etc. .
L’affascinante tema del doppio verrà affrontato nelle sue varie forme e messo in relazione con i suoi significati simbolici, mitologici, psicologici; con la mente; con la neurofisiologia e con “l’esserci nel qui e ora” della relazione psicoterapeutica.


LA PELLE E LA MENTE: DUE GEMELLE


Un illustre dermatologo disse che la Pelle e la Mente possono essere considerate “due gemelle che si separano prima della nascita e si cercano poi per tutta la vita”.
La cute ed il sistema nervoso originano infatti dall’ ectoderma: foglietto embrionale fatto da cellule madri identiche che si differenziano solo successivamente.

Col crescere della complessità dell’embrione si arriva al feto, con i suoi tessuti ed organi più differenziati,… al neonato…al bambino…all’adolescente…al
l’adulto…all’anziano…

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BAMBINI, SVILUPPO E CRESCITA a cura di Elisa Tari


BAMBINI, SVILUPPO E CRESCITA a cura di Elisa Tari

ATTENTI ALL'ORCO…. Una panoramica sulla pedofilia

Il termine pedofilia viene dal greco pais che significa fanciullo, e philìa amore. Letteralmente potrebbe quindi indicare l’amore, l’attenzione naturale dell'adulto verso il bambino. Predisposizione però, che mentre in apparenza sembra dettata da amore e dedizione, può in realtà mascherare un'inquietante perversione.

Le conseguenze della pedofilia sulla vittima


Lo sfruttamento sessuale del bambino compromette seriamente tutto il suo sviluppo: psichico, sociale, fisico e psicologico. Capita che molti abbiano incubi ricorrenti, soffrano di insonnia e depressione, ricorrano all'uso di stupefacenti e tentino addirittura il suicidio. Questo anche perché traumi infantili del genere portano ad un livello di autostima bassissimo che crea generalmente ad un disturbo depressivo già nell’adolescenza.
La personalità completa dei bambini viene perciò annientata dalla pressione psicologica inflittagli da parte degli adulti. Vale la pena sottolineare che spesso il bambino non comprende la realtà dei fatti, si fa domande sul perché stia accadendo un determinato evento, può arrivare a pensare che lui stesso abbia , con il suo comportamento alimentato (o meritato) un trattamento del genere.
E’ importante anche non sottovalutare anche la carenza affettiva che ne consegue, dal momento che il bambino avverte il comportamento sessuale come unica manifestazione e come unico mezzo utile per una comunicazione affettiva e relazionale . Le fasi evolutive (dalla nascita fino all'adolescenza) costituiscono il periodo in cui si costituiscono le basi della personalità, pertanto i fattori nefasti che vi intervengono incidono in modo determinante sulla struttura definitiva del soggetto.

Ma chi sono questi pedofili?
Nella mente popolare il pedofilo è un soggetto di mezza età, vizioso, trasandato disoccupato o in pensione..e magari con altri disturbi della sfera sessuale. In realtà l’ ”orco” è molto più spesso un uomo, di “buona famiglia”, con un buon lavoro, spesso di buona posizione sociale, con famiglia e purtroppo, generalmente, va ricercato nell’ambito familiare.
Psicologicamente l’Orco è un uomo che si eccita con i bambini. C’è chi preferisce “solo” spogliare i piccoli e guardarli, fare foto, toccarli (oggi però queste persone sono fortunatamente riconoscibili e rintracciabili grazie al web)….chi invece passa all’atto sessuale completo.
Molti di questi pedofili utilizzano dei modi “docili” verso i bambini, questo sia per la loro attrazione sia per evitare che il bambino parli con qualcuno.
Se scoperti, alcuni di loro professano il loro diritto ad amare i bambini, altri cercano giustificazioni varie al comportamento. Esistono poi i “pedosadisti”: coloro che provano attrazione verso forme di sadismo sui bambini, spesso sono persone che vivono nel degrado, hanno disturbi mentali e spesso sono vittime, a loro volta, di abusi infantili. Sono maggiormente gli uomini ad essere pedofili, le donne sono molto più rare e con disturbi mentali. Ma se è la donna ad abusare del bambino, gli effetti sono più devastanti rispetto a quelli degli uomini…la madre, infatti rappresenta la figura di attaccamento principale e da lei, ci si aspetta protezione, cura e sicurezza in misura maggiore rispetto a tutte le altre persone. Spesso i bambini non dichiarano quanto hanno subito..questo per diverse ragioni: non sanno a chi dirlo, hanno paura della conseguenze, si vergognano , non sanno come dirlo (parlare di argomenti sessuali non è facile ), per la paura del pedofilo stesso, sentimenti contrastanti (senso di colpa, strana eccitazione derivante dall’attenzione ricevuta..)

Detto questo, qualche consiglio per i vostri piccoli:
Prestate attenzione ai giochi, dialoghi dei vostri bambini:
Il pedofilo infatti crede che i bambini in casa non vengano ascoltati, che i loro dialoghi, giochi, discussioni su argomenti “strani” talvolta vengono ignorati o derisi, o peggio si credono frutto di fantasie dei piccoli. E’ su questo genere di discorsi che il pedofilo trova la sua forza, agisce indisturbato…

Quindi..cosa fare? Prestate attenzione ai vostri bambini….ai suoi disegni (come e se sono cambiati nel tempo, cosa rappresentano, se verbalizza e cosa durante l’espressione grafica..), ai suoi giochi (spesso i bambini ripropongono le scene di vita, quindi maggiormente i traumi..un bambino di 4 anni ad esempio non ha la maturità per conoscere alcuni atteggiamenti e comportamenti sessuali…se li disegna, li ripropone nei giochi..forse bisognerebbe indagare maggiormente). E’ inoltre il caso di indagare sull’accaduto se presenta sintomi di malattie sessualmente trasmissibili, scrive storie sul sesso o sull’abuso, attua comportamenti sessuali non adeguati all’età, se insieme a questi sintomi presenta anomali nel comportamento alimentare (si rifiuta di mangiare, mangia troppo, si abbuffa….), se fa pipì addosso, se gioca, manipola con le proprie feci, se si isola, se ha eccessi di rabbia, se scappa di casa….
Parlate inoltre con i vostri figli, fatevi raccontare come ha trascorso la giornata, quali giochi ha fatto, con chi, senza tono interrogatorio, ma con un tono di voce di chi, vuole capire, parlare e stare vicino al proprio bambino…oltre a conoscere la vita di vostro figlio (fratello, sorella…) gli trasmetterete quel senso di protezione che Bolwlby chiamava attaccamento…..E in ultima analisi, concedetevi soltanto il beneficio del dubbio, quando ascoltate le storie “fantastiche “ dei vostri piccoli!

Una parentesi “speciale”: Handicap e Abuso Sessuale

Quello dell’abuso sui bambini “speciali” (termine con cui amo chiamare i bambini diversamente abili) è un argomento tanto interessante, sconosciuto quanto “scomodo”.
Recenti ricerche hanno evidenziato differenze di genere relative all’abuso:
i maschi con handicap subiscono maggiori abusi fisici e trascuratezza rispetto alle ragazze che invece subiscono per lo più abusi sessuali. Inoltre è emerso che i bambini speciali subiscono gli abusi in età superiore rispetto ai bambini sani e che anche il trauma viene scoperto con maggior ritardo.
Da diversi studi emerge che nella maggioranza dei casi l’abuso avviene all’interno delle mura domestiche e nel caso di abuso da parte della madre, ad essa vengono associati disturbi depressivi, e basso Q.I.
E’ di fondamentale importanza quindi una attività di prevenzione che comprenda degli interventi sulla famiglia (per aumentare la comprensione, accettazione dell’handicap, per conoscere, ricordare i diritti dell’infanzia….), e sul bambino diversamente abile (per l’innalzamento dell’autostima, per sviluppare una corretta visione dei rapporti sociali, ed infine una corretta educazione sessuale).

Dott.ssa Tari Elisa,
psicologa ,iscritta al n. 17058 Ordine Psicologi Lazio
Terracina (LT)
contatti: tarielisa@libero.it

BAMBINI, SVILUPPO E CRESCITA a cura di Elisa Tari


BAMBINI, SVILUPPO E CRESCITA a cura di Elisa Tari

ATTENTI ALL'ORCO…. Una panoramica sulla pedofilia

Il termine pedofilia viene dal greco pais che significa fanciullo, e philìa amore. Letteralmente potrebbe quindi indicare l’amore, l’attenzione naturale dell'adulto verso il bambino. Predisposizione però, che mentre in apparenza sembra dettata da amore e dedizione, può in realtà mascherare un'inquietante perversione.

Le conseguenze della pedofilia sulla vittima


Lo sfruttamento sessuale del bambino compromette seriamente tutto il suo sviluppo: psichico, sociale, fisico e psicologico. Capita che molti abbiano incubi ricorrenti, soffrano di insonnia e depressione, ricorrano all'uso di stupefacenti e tentino addirittura il suicidio. Questo anche perché traumi infantili del genere portano ad un livello di autostima bassissimo che crea generalmente ad un disturbo depressivo già nell’adolescenza.
La personalità completa dei bambini viene perciò annientata dalla pressione psicologica inflittagli da parte degli adulti. Vale la pena sottolineare che spesso il bambino non comprende la realtà dei fatti, si fa domande sul perché stia accadendo un determinato evento, può arrivare a pensare che lui stesso abbia , con il suo comportamento alimentato (o meritato) un trattamento del genere.
E’ importante anche non sottovalutare anche la carenza affettiva che ne consegue, dal momento che il bambino avverte il comportamento sessuale come unica manifestazione e come unico mezzo utile per una comunicazione affettiva e relazionale . Le fasi evolutive (dalla nascita fino all'adolescenza) costituiscono il periodo in cui si costituiscono le basi della personalità, pertanto i fattori nefasti che vi intervengono incidono in modo determinante sulla struttura definitiva del soggetto.

Ma chi sono questi pedofili?
Nella mente popolare il pedofilo è un soggetto di mezza età, vizioso, trasandato disoccupato o in pensione..e magari con altri disturbi della sfera sessuale. In realtà l’ ”orco” è molto più spesso un uomo, di “buona famiglia”, con un buon lavoro, spesso di buona posizione sociale, con famiglia e purtroppo, generalmente, va ricercato nell’ambito familiare.
Psicologicamente l’Orco è un uomo che si eccita con i bambini. C’è chi preferisce “solo” spogliare i piccoli e guardarli, fare foto, toccarli (oggi però queste persone sono fortunatamente riconoscibili e rintracciabili grazie al web)….chi invece passa all’atto sessuale completo.
Molti di questi pedofili utilizzano dei modi “docili” verso i bambini, questo sia per la loro attrazione sia per evitare che il bambino parli con qualcuno.
Se scoperti, alcuni di loro professano il loro diritto ad amare i bambini, altri cercano giustificazioni varie al comportamento. Esistono poi i “pedosadisti”: coloro che provano attrazione verso forme di sadismo sui bambini, spesso sono persone che vivono nel degrado, hanno disturbi mentali e spesso sono vittime, a loro volta, di abusi infantili. Sono maggiormente gli uomini ad essere pedofili, le donne sono molto più rare e con disturbi mentali. Ma se è la donna ad abusare del bambino, gli effetti sono più devastanti rispetto a quelli degli uomini…la madre, infatti rappresenta la figura di attaccamento principale e da lei, ci si aspetta protezione, cura e sicurezza in misura maggiore rispetto a tutte le altre persone. Spesso i bambini non dichiarano quanto hanno subito..questo per diverse ragioni: non sanno a chi dirlo, hanno paura della conseguenze, si vergognano , non sanno come dirlo (parlare di argomenti sessuali non è facile ), per la paura del pedofilo stesso, sentimenti contrastanti (senso di colpa, strana eccitazione derivante dall’attenzione ricevuta..)

Detto questo, qualche consiglio per i vostri piccoli:
Prestate attenzione ai giochi, dialoghi dei vostri bambini:
Il pedofilo infatti crede che i bambini in casa non vengano ascoltati, che i loro dialoghi, giochi, discussioni su argomenti “strani” talvolta vengono ignorati o derisi, o peggio si credono frutto di fantasie dei piccoli. E’ su questo genere di discorsi che il pedofilo trova la sua forza, agisce indisturbato…

Quindi..cosa fare? Prestate attenzione ai vostri bambini….ai suoi disegni (come e se sono cambiati nel tempo, cosa rappresentano, se verbalizza e cosa durante l’espressione grafica..), ai suoi giochi (spesso i bambini ripropongono le scene di vita, quindi maggiormente i traumi..un bambino di 4 anni ad esempio non ha la maturità per conoscere alcuni atteggiamenti e comportamenti sessuali…se li disegna, li ripropone nei giochi..forse bisognerebbe indagare maggiormente). E’ inoltre il caso di indagare sull’accaduto se presenta sintomi di malattie sessualmente trasmissibili, scrive storie sul sesso o sull’abuso, attua comportamenti sessuali non adeguati all’età, se insieme a questi sintomi presenta anomali nel comportamento alimentare (si rifiuta di mangiare, mangia troppo, si abbuffa….), se fa pipì addosso, se gioca, manipola con le proprie feci, se si isola, se ha eccessi di rabbia, se scappa di casa….
Parlate inoltre con i vostri figli, fatevi raccontare come ha trascorso la giornata, quali giochi ha fatto, con chi, senza tono interrogatorio, ma con un tono di voce di chi, vuole capire, parlare e stare vicino al proprio bambino…oltre a conoscere la vita di vostro figlio (fratello, sorella…) gli trasmetterete quel senso di protezione che Bolwlby chiamava attaccamento…..E in ultima analisi, concedetevi soltanto il beneficio del dubbio, quando ascoltate le storie “fantastiche “ dei vostri piccoli!

Una parentesi “speciale”: Handicap e Abuso Sessuale

Quello dell’abuso sui bambini “speciali” (termine con cui amo chiamare i bambini diversamente abili) è un argomento tanto interessante, sconosciuto quanto “scomodo”.
Recenti ricerche hanno evidenziato differenze di genere relative all’abuso:
i maschi con handicap subiscono maggiori abusi fisici e trascuratezza rispetto alle ragazze che invece subiscono per lo più abusi sessuali. Inoltre è emerso che i bambini speciali subiscono gli abusi in età superiore rispetto ai bambini sani e che anche il trauma viene scoperto con maggior ritardo.
Da diversi studi emerge che nella maggioranza dei casi l’abuso avviene all’interno delle mura domestiche e nel caso di abuso da parte della madre, ad essa vengono associati disturbi depressivi, e basso Q.I.
E’ di fondamentale importanza quindi una attività di prevenzione che comprenda degli interventi sulla famiglia (per aumentare la comprensione, accettazione dell’handicap, per conoscere, ricordare i diritti dell’infanzia….), e sul bambino diversamente abile (per l’innalzamento dell’autostima, per sviluppare una corretta visione dei rapporti sociali, ed infine una corretta educazione sessuale).

Dott.ssa Tari Elisa,
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BAMBINI, SVILUPPO E CRESCITA a cura di Elisa Tari


BAMBINI, SVILUPPO E CRESCITA a cura di Elisa Tari

ATTENTI ALL'ORCO…. Una panoramica sulla pedofilia

Il termine pedofilia viene dal greco pais che significa fanciullo, e philìa amore. Letteralmente potrebbe quindi indicare l’amore, l’attenzione naturale dell'adulto verso il bambino. Predisposizione però, che mentre in apparenza sembra dettata da amore e dedizione, può in realtà mascherare un'inquietante perversione.

Le conseguenze della pedofilia sulla vittima


Lo sfruttamento sessuale del bambino compromette seriamente tutto il suo sviluppo: psichico, sociale, fisico e psicologico. Capita che molti abbiano incubi ricorrenti, soffrano di insonnia e depressione, ricorrano all'uso di stupefacenti e tentino addirittura il suicidio. Questo anche perché traumi infantili del genere portano ad un livello di autostima bassissimo che crea generalmente ad un disturbo depressivo già nell’adolescenza.
La personalità completa dei bambini viene perciò annientata dalla pressione psicologica inflittagli da parte degli adulti. Vale la pena sottolineare che spesso il bambino non comprende la realtà dei fatti, si fa domande sul perché stia accadendo un determinato evento, può arrivare a pensare che lui stesso abbia , con il suo comportamento alimentato (o meritato) un trattamento del genere.
E’ importante anche non sottovalutare anche la carenza affettiva che ne consegue, dal momento che il bambino avverte il comportamento sessuale come unica manifestazione e come unico mezzo utile per una comunicazione affettiva e relazionale . Le fasi evolutive (dalla nascita fino all'adolescenza) costituiscono il periodo in cui si costituiscono le basi della personalità, pertanto i fattori nefasti che vi intervengono incidono in modo determinante sulla struttura definitiva del soggetto.

Ma chi sono questi pedofili?
Nella mente popolare il pedofilo è un soggetto di mezza età, vizioso, trasandato disoccupato o in pensione..e magari con altri disturbi della sfera sessuale. In realtà l’ ”orco” è molto più spesso un uomo, di “buona famiglia”, con un buon lavoro, spesso di buona posizione sociale, con famiglia e purtroppo, generalmente, va ricercato nell’ambito familiare.
Psicologicamente l’Orco è un uomo che si eccita con i bambini. C’è chi preferisce “solo” spogliare i piccoli e guardarli, fare foto, toccarli (oggi però queste persone sono fortunatamente riconoscibili e rintracciabili grazie al web)….chi invece passa all’atto sessuale completo.
Molti di questi pedofili utilizzano dei modi “docili” verso i bambini, questo sia per la loro attrazione sia per evitare che il bambino parli con qualcuno.
Se scoperti, alcuni di loro professano il loro diritto ad amare i bambini, altri cercano giustificazioni varie al comportamento. Esistono poi i “pedosadisti”: coloro che provano attrazione verso forme di sadismo sui bambini, spesso sono persone che vivono nel degrado, hanno disturbi mentali e spesso sono vittime, a loro volta, di abusi infantili. Sono maggiormente gli uomini ad essere pedofili, le donne sono molto più rare e con disturbi mentali. Ma se è la donna ad abusare del bambino, gli effetti sono più devastanti rispetto a quelli degli uomini…la madre, infatti rappresenta la figura di attaccamento principale e da lei, ci si aspetta protezione, cura e sicurezza in misura maggiore rispetto a tutte le altre persone. Spesso i bambini non dichiarano quanto hanno subito..questo per diverse ragioni: non sanno a chi dirlo, hanno paura della conseguenze, si vergognano , non sanno come dirlo (parlare di argomenti sessuali non è facile ), per la paura del pedofilo stesso, sentimenti contrastanti (senso di colpa, strana eccitazione derivante dall’attenzione ricevuta..)

Detto questo, qualche consiglio per i vostri piccoli:
Prestate attenzione ai giochi, dialoghi dei vostri bambini:
Il pedofilo infatti crede che i bambini in casa non vengano ascoltati, che i loro dialoghi, giochi, discussioni su argomenti “strani” talvolta vengono ignorati o derisi, o peggio si credono frutto di fantasie dei piccoli. E’ su questo genere di discorsi che il pedofilo trova la sua forza, agisce indisturbato…

Quindi..cosa fare? Prestate attenzione ai vostri bambini….ai suoi disegni (come e se sono cambiati nel tempo, cosa rappresentano, se verbalizza e cosa durante l’espressione grafica..), ai suoi giochi (spesso i bambini ripropongono le scene di vita, quindi maggiormente i traumi..un bambino di 4 anni ad esempio non ha la maturità per conoscere alcuni atteggiamenti e comportamenti sessuali…se li disegna, li ripropone nei giochi..forse bisognerebbe indagare maggiormente). E’ inoltre il caso di indagare sull’accaduto se presenta sintomi di malattie sessualmente trasmissibili, scrive storie sul sesso o sull’abuso, attua comportamenti sessuali non adeguati all’età, se insieme a questi sintomi presenta anomali nel comportamento alimentare (si rifiuta di mangiare, mangia troppo, si abbuffa….), se fa pipì addosso, se gioca, manipola con le proprie feci, se si isola, se ha eccessi di rabbia, se scappa di casa….
Parlate inoltre con i vostri figli, fatevi raccontare come ha trascorso la giornata, quali giochi ha fatto, con chi, senza tono interrogatorio, ma con un tono di voce di chi, vuole capire, parlare e stare vicino al proprio bambino…oltre a conoscere la vita di vostro figlio (fratello, sorella…) gli trasmetterete quel senso di protezione che Bolwlby chiamava attaccamento…..E in ultima analisi, concedetevi soltanto il beneficio del dubbio, quando ascoltate le storie “fantastiche “ dei vostri piccoli!

Una parentesi “speciale”: Handicap e Abuso Sessuale

Quello dell’abuso sui bambini “speciali” (termine con cui amo chiamare i bambini diversamente abili) è un argomento tanto interessante, sconosciuto quanto “scomodo”.
Recenti ricerche hanno evidenziato differenze di genere relative all’abuso:
i maschi con handicap subiscono maggiori abusi fisici e trascuratezza rispetto alle ragazze che invece subiscono per lo più abusi sessuali. Inoltre è emerso che i bambini speciali subiscono gli abusi in età superiore rispetto ai bambini sani e che anche il trauma viene scoperto con maggior ritardo.
Da diversi studi emerge che nella maggioranza dei casi l’abuso avviene all’interno delle mura domestiche e nel caso di abuso da parte della madre, ad essa vengono associati disturbi depressivi, e basso Q.I.
E’ di fondamentale importanza quindi una attività di prevenzione che comprenda degli interventi sulla famiglia (per aumentare la comprensione, accettazione dell’handicap, per conoscere, ricordare i diritti dell’infanzia….), e sul bambino diversamente abile (per l’innalzamento dell’autostima, per sviluppare una corretta visione dei rapporti sociali, ed infine una corretta educazione sessuale).

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La legge Basaglia. Un percorso in divenire. di Rosaria Uglietti



Questo articolo, contrariamente a quello che sarebbe lecito pensare, non nasce dall’anniversario della legge Basaglia, ma dalla visione di un film che ne ripercorre la storia e ne celebra la ricorrenza. La fiction trasmessa dalla Rai “C’era una volta la città dei matti”. Ho rivisto in quelle scene l’entusiasmo di un medico che mi ha ricordato la stessa gioia di prendermi cura degli altri che han fatto si che io studiassi psicologia. In quella figura ho intravisto un mio docente che ancora oggi, sebbene siano trascorsi degli anni dall’attuazione della legge, combatte affinché la malattia mentale sia vista come un’ altra possibilità di essere un uomo.


La legge 180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, del 13 maggio 1978, meglio conosciuta come legge Basaglia impone la chiusura dei manicomi e regolamenta il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi d’igiene mentale pubblici. Questa, in seguito, confluisce nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale.
Da cosa nasce la legge Basaglia?
Nasce da una nuova concezione della malattia mentale non più vista come un’invasione dello spirito umano, il malato mentale non appare più come un reietto da rinchiudere, ma una persona da aiutare. La situazione storica e la concezione della malattia mentale mostrano i manicomi come luoghi in cui rinchiudere i malati di mente ai quali si applicano terapie farmacologiche pesanti e invasive, nonché la terapia elettroconvulsiva che in realtà ancora oggi in alcuni luoghi è utilizzata.
Qual è lo scopo della legge Basaglia?
Lo scopo è il cambiamento di prospettiva con cui osservare il malato di mente, passando da una concezione medica a una più umana, riconoscendogli il diritto di una vita di qualità e riservandogli la possibilità di esser seguito dai servizi territoriali. Si riconosce in questo modo una dignità al malato mentale.
La malattia mentale ha sempre spaventato l’uomo, tutto ciò che è sconosciuto, diverso ci impaurisce, per cui il malato mentale da sempre è visto come un disadattato da tenere lontano dalla società. Di qui la nascita dei manicomi, strutture in cui al malato mentale sono inflitte le peggiori torture psichiche e fisiche quali la mancanza dei diritti, l’elettroshock forzato e la confisca di tutti i beni.
La legge 180 demanda alle regioni il compito di attuare la trasformazione degli istituti cioè dei vecchi manicomi in strutture ambulatoriali territoriali e ciò ovviamente ha prodotto risultati diversi in territori diversi. Nella realtà è solo con il “Progetto Obiettivo” del 1994 in cui si sancisce la tutela della salute mentale che c’è stata la chiusura reale di tutti i manicomi in Italia.


La legge 180 costa di 11 articoli:
Art. 1
Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari.

Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall'autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori a carico dello Stato e di enti o istituzioni pubbliche sono attuati dai presidi sanitari pubblici territoriali e, ove necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate.

Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio chi vi è sottoposto ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico.


Art. 2
Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale.

Le misure di cui al secondo comma del precedente articolo possono essere disposte nei confronti delle persone affette da malattie mentali.

Nei casi di cui al precedente comma la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall'infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere.

Il provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera deve essere preceduto dalla convalida della proposta di cui all'ultimo comma dell'articolo 1 da parte di un medico della struttura sanitaria pubblica e deve essere motivato in relazione a quanto previsto nel precedente comma.


Art. 3
Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale.

Il provvedimento di cui all'articolo 2 con il quale il sindaco dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera, corredato dalla proposta medica motivata di cui all'ultimo comma dell'articolo 1 e dalla convalida di cui all'ultimo comma dell'articolo 2, deve essere notificato, entro 48 ore dal ricovero, tramite messo comunale, al giudice tutelare nella cui circoscrizione rientra il comune.

Il giudice tutelare, entro le successive 48 ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, provvede con decreto motivato a convalidare o non convalidare il provvedimento e ne dà comunicazione al sindaco. In caso di mancata convalida il sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera.

Se il provvedimento di cui al primo comma del presente articolo è disposto dal sindaco di un comune diverso da quello di residenza dell'infermo, ne va data comunicazione al sindaco di questo ultimo comune. Se il provvedimento di cui al primo comma del presente articolo è adottato nei confronti di cittadini stranieri o di apolidi, ne va data comunicazione al Ministero dell'interno e al consolato competente, tramite il prefetto.

Nei casi in cui il trattamento sanitario obbligatorio debba protrarsi oltre il settimo giorno, ed in quelli di ulteriore prolungamento, il sanitario responsabile del servizio psichiatrico di cui all'articolo 6 è tenuto a formulare, in tempo utile, una proposta motivata al sindaco che ha disposto il ricovero, il quale ne dà comunicazione al giudice tutelare, con le modalità e per gli adempimenti di cui al primo e secondo comma del presente articolo, indicando la ulteriore durata presumibile del trattamento stesso.

Il sanitario di cui al comma precedente è tenuto a comunicare al sindaco, sia in caso di dimissione del ricoverato che in continuità di degenza, la cessazione delle condizioni che richiedono l'obbligo del trattamento sanitario; comunica altresì la eventuale sopravvenuta impossibilità a proseguire il trattamento stesso. Il sindaco, entro 48 ore dal ricevimento della comunicazione del sanitario, ne dà notizia al giudice tutelare.

Qualora ne sussista la necessità il giudice tutelare adotta i provvedimenti urgenti che possono occorrere per conservare e per amministrare il patrimonio dell'infermo.

La omissione delle comunicazioni di cui al primo, quarto e quinto comma del presente articolo determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento e configura, salvo che non sussistano gli estremi di un delitto più grave, il reato di omissione di atti di ufficio.


Art. 4
Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio.

Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio.

Sulla richiesta di revoca o di modifica il sindaco decide entro dieci giorni. I provvedimenti di revoca o di modifica sono adottati con lo stesso procedimento del provvedimento revocato o modificato.


Art. 5
Tutela giurisdizionale.

Chi è sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, e chiunque vi abbia interesse, può proporre al tribunale competente per territorio ricorso contro il provvedimento convalidato dal giudice tutelare.

Entro il termine di trenta giorni, decorrente dalla scadenza del termine di cui al secondo comma dell'articolo 3, il sindaco può proporre analogo ricorso avverso la mancata convalida del provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio.

Nel processo davanti al tribunale le parti possono stare in giudizio senza ministero di difensore e farsi rappresentare da persona munita di mandato scritto in calce al ricorso o in atto separato. Il ricorso può essere presentato al tribunale mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

Il presidente del tribunale fissa l'udienza di comparizione delle parti con decreto in calce al ricorso che, a cura del cancelliere, è notificato alle parti nonché al pubblico ministero.

Il presidente del tribunale, acquisito il provvedimento che ha disposto il trattamento sanitario obbligatorio e sentito il pubblico ministero, può sospendere il trattamento medesimo anche prima che sia tenuta l'udienza di comparizione.

Sulla richiesta di sospensiva il presidente del tribunale provvede entro dieci giorni.

Il tribunale provvede in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, dopo aver assunto informazioni e raccolte le prove disposte di ufficio o richieste dalle parti.

I ricorsi ed i successivi procedimenti sono esenti da imposta di bollo. La decisione del processo non è soggetta a registrazione.


Art. 6
Modalità relative agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale.

Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi e presìdi psichiatrici extra ospedalieri.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge i trattamenti sanitari per malattie mentali che comportino la necessità di degenza ospedaliera e che siano a carico dello Stato o di enti e istituzioni pubbliche sono effettuati, salvo quanto disposto dal successivo articolo 8, nei servizi psichiatrici di cui ai successivi commi.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, anche con riferimento agli ambiti territoriali previsti dal secondo e terzo comma dell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, individuano gli ospedali generali nei quali, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, devono essere istituiti specifici servizi psichiatrici di diagnosi e cura.

I servizi di cui al secondo e terzo comma del presente articolo - che sono ordinati secondo quanto è previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128, per i servizi speciali obbligatori negli ospedali generali e che non devono essere dotati di un numero di posti letto superiore a 15 - al fine di garantire la continuità dell'intervento sanitario a tutela della salute mentale sono organicamente e funzionalmente collegati, in forma dipartimentale con gli altri servizi e presìdi psichiatrici esistenti nel territorio.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano individuano le istituzioni private di ricovero e cura, in possesso dei requisiti prescritti, nelle quali possono essere attuati trattamenti sanitari obbligatori e volontari in regime di ricovero.

In relazione alle esigenze assistenziali, le province possono stipulare con le istituzioni di cui al precedente comma convenzioni ai sensi del successivo articolo 7.


Art. 7
Trasferimento alle regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, le funzioni amministrative concernenti l’assistenza psichiatrica in condizioni di degenza ospedaliera, già esercitate dalle province, sono trasferite, per i territori di loro competenza, alle regioni ordinarie e a statuto speciale. Resta ferma l'attuale competenza delle province autonome di Trento e di Bolzano.

L'assistenza ospedaliera disciplinata dagli articoli 12 e 13 del decreto-legge 8 luglio 1974, numero 264, convertito con modificazioni nella legge 17 agosto 1974, n. 386, comprende i ricoveri ospedalieri per alterazioni psichiche. Restano ferme fino al 31 dicembre 1978 le disposizioni vigenti in ordine alla competenza della spesa.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge le regioni esercitano anche nei confronti degli ospedali psichiatrici le funzioni che svolgono nei confronti degli altri ospedali.

Sino alla data di entrata in vigore della riforma sanitaria, e comunque non oltre il 1° gennaio 1979, le province continuano ad esercitare le funzioni amministrative relative alla gestione degli ospedali psichiatrici e ogni altra funzione riguardante i servizi psichiatrici e di igiene mentale.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano programmano e coordinano l'organizzazione dei presìdi e dei servizi psichiatrici e di igiene mentale con le altre strutture sanitarie operanti nel territorio e attuano il graduale superamento degli ospedali psichiatrici e la diversa utilizzazione delle strutture esistenti e di quelle in via di completamento. Tali iniziative non possono comportare maggiori oneri per i bilanci delle amministrazioni provinciali.

E' in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni neurologiche o neuropsichiatriche.

Agli ospedali psichiatrici dipendenti dalle amministrazioni provinciali o da altri enti pubblici o dalle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza si applicano i divieti di cui all'articolo 6 del decreto-legge 29 dicembre 1977, n. 946, convertito con modificazioni nella legge 27 febbraio 1978, n. 43.

Ai servizi psichiatrici di diagnosi e cura degli ospedali generali, di cui all'articolo 6, è addetto personale degli ospedali psichiatrici e dei servizi e presidi psichiatrici pubblici extra ospedalieri.

I rapporti tra le province, gli enti ospedalieri e le altre strutture di ricovero e cura sono regolati da apposite convenzioni, conformi ad uno schema tipo, da approvare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della sanità di intesa con le regioni e l'Unione delle province di Italia e sentite, per quanto riguarda i problemi del personale, le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative.

Lo schema tipo di convenzione dovrà disciplinare tra l'altro il collegamento organico e funzionale di cui al quarto comma dell'articolo 6, i rapporti finanziari tra le province e gli istituti di ricovero e l'impiego, anche mediante comando, del personale di cui all'ottavo comma, del presente articolo.

Con decorrenza dal 1° gennaio 1979 in sede di rinnovo contrattuale saranno stabilite norme per la graduale omogeneizzazione tra il trattamento economico e gli istituti normativi di carattere economico del personale degli ospedali psichiatrici pubblici e dei presidi e servizi psichiatrici e di igiene mentale pubblici e il trattamento economico e gli istituti normativi di carattere economico delle corrispondenti categorie del personale degli enti ospedalieri.


Art. 8
Infermi già ricoverati negli ospedali psichiatrici.

Le norme di cui alla presente legge si applicano anche agli infermi ricoverati negli ospedali psichiatrici al momento dell'entrata in vigore della legge stessa.

Il primario responsabile della divisione, entro novanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, con singole relazioni motivate, comunica al sindaco dei rispettivi comuni di residenza, i nominativi dei degenti per i quali ritiene necessario il proseguimento del trattamento sanitario obbligatorio presso la stessa struttura di ricovero, indicando la durata presumibile del trattamento stesso. Il primario responsabile della divisione è altresì tenuto agli adempimenti di cui al quinto comma dell'articolo 3.

Il sindaco dispone il provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera secondo le norme di cui all'ultimo comma dell'articolo 2 e ne dà comunicazione al giudice tutelare con le modalità e per gli adempimenti di cui all'articolo 3.

L'omissione delle comunicazioni di cui ai commi precedenti determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento e configura, salvo che non sussistano gli estremi di un delitto più grave, il reato di omissione di atti di ufficio.

Tenuto conto di quanto previsto al quinto comma dell'articolo 7 e in temporanea deroga a quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 6, negli attuali ospedali psichiatrici possono essere ricoverati, sempre che ne facciano richiesta, esclusivamente coloro che vi sono stati ricoverati anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge e che necessitano di trattamento psichiatrico in condizioni di degenza ospedaliera.


Art. 9
Attribuzioni del personale medico degli ospedali psichiatrici.

Le attribuzioni in materia sanitaria del direttore, dei primari, degli aiuti e degli assistenti degli ospedali psichiatrici sono quelle stabilite, rispettivamente, dagli articoli 4 e 5 e dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128.


Art. 10
Modifiche al codice penale.

Nella rubrica del libro III, titolo I, capo I, sezione III, paragrafo 6 del codice penale sono soppresse le parole: "di alienati di mente".

Nella rubrica dell'articolo 716 del codice penale sono soppresse le parole: "di infermi di mente o".

Nello stesso articolo sono soppresse le parole: "a uno stabilimento di cura o".


Art. 11
Norme finali.

Sono abrogati gli articoli 1, 2, 3 e 3-bis della legge 14 febbraio 1904, n. 36, concernente "Disposizioni sui manicomi e sugli alienati" e successive modificazioni, l'articolo 420 del codice civile, gli articoli 714, 715 e 717 del codice penale, il n. 1 dell'articolo 2 e l'articolo 3 del testo unico delle leggi recanti norme per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, nonché ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge.

Le disposizioni contenute negli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9 della presente legge restano in vigore fino alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale.



L’enumerazione degli articoli esplicita gli intenti della legge Basaglia, i propositi di cambiamento culturale nonché medico della malattia mentale. Ad oggi un percorso è iniziato, il malato mentale ha una sua dignità d’essere, tuttavia osservando un po’ più nel profondo le varie realtà della nostra penisola, ci rendiamo conto di quanto ancora bisogna fare affinché questo progetto possa essere attuato nella sua completezza. Vi saluto dandovi appuntamento alla prossima occasione in cui parlerò ancora della legge Basaglia.


Rosaria Uglietti
Psicologa

La legge Basaglia. Un percorso in divenire. di Rosaria Uglietti



Questo articolo, contrariamente a quello che sarebbe lecito pensare, non nasce dall’anniversario della legge Basaglia, ma dalla visione di un film che ne ripercorre la storia e ne celebra la ricorrenza. La fiction trasmessa dalla Rai “C’era una volta la città dei matti”. Ho rivisto in quelle scene l’entusiasmo di un medico che mi ha ricordato la stessa gioia di prendermi cura degli altri che han fatto si che io studiassi psicologia. In quella figura ho intravisto un mio docente che ancora oggi, sebbene siano trascorsi degli anni dall’attuazione della legge, combatte affinché la malattia mentale sia vista come un’ altra possibilità di essere un uomo.


La legge 180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, del 13 maggio 1978, meglio conosciuta come legge Basaglia impone la chiusura dei manicomi e regolamenta il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi d’igiene mentale pubblici. Questa, in seguito, confluisce nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale.
Da cosa nasce la legge Basaglia?
Nasce da una nuova concezione della malattia mentale non più vista come un’invasione dello spirito umano, il malato mentale non appare più come un reietto da rinchiudere, ma una persona da aiutare. La situazione storica e la concezione della malattia mentale mostrano i manicomi come luoghi in cui rinchiudere i malati di mente ai quali si applicano terapie farmacologiche pesanti e invasive, nonché la terapia elettroconvulsiva che in realtà ancora oggi in alcuni luoghi è utilizzata.
Qual è lo scopo della legge Basaglia?
Lo scopo è il cambiamento di prospettiva con cui osservare il malato di mente, passando da una concezione medica a una più umana, riconoscendogli il diritto di una vita di qualità e riservandogli la possibilità di esser seguito dai servizi territoriali. Si riconosce in questo modo una dignità al malato mentale.
La malattia mentale ha sempre spaventato l’uomo, tutto ciò che è sconosciuto, diverso ci impaurisce, per cui il malato mentale da sempre è visto come un disadattato da tenere lontano dalla società. Di qui la nascita dei manicomi, strutture in cui al malato mentale sono inflitte le peggiori torture psichiche e fisiche quali la mancanza dei diritti, l’elettroshock forzato e la confisca di tutti i beni.
La legge 180 demanda alle regioni il compito di attuare la trasformazione degli istituti cioè dei vecchi manicomi in strutture ambulatoriali territoriali e ciò ovviamente ha prodotto risultati diversi in territori diversi. Nella realtà è solo con il “Progetto Obiettivo” del 1994 in cui si sancisce la tutela della salute mentale che c’è stata la chiusura reale di tutti i manicomi in Italia.


La legge 180 costa di 11 articoli:
Art. 1
Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari.

Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall'autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori a carico dello Stato e di enti o istituzioni pubbliche sono attuati dai presidi sanitari pubblici territoriali e, ove necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate.

Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio chi vi è sottoposto ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato.

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico.


Art. 2
Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale.

Le misure di cui al secondo comma del precedente articolo possono essere disposte nei confronti delle persone affette da malattie mentali.

Nei casi di cui al precedente comma la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall'infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere.

Il provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera deve essere preceduto dalla convalida della proposta di cui all'ultimo comma dell'articolo 1 da parte di un medico della struttura sanitaria pubblica e deve essere motivato in relazione a quanto previsto nel precedente comma.


Art. 3
Procedimento relativo agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale.

Il provvedimento di cui all'articolo 2 con il quale il sindaco dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera, corredato dalla proposta medica motivata di cui all'ultimo comma dell'articolo 1 e dalla convalida di cui all'ultimo comma dell'articolo 2, deve essere notificato, entro 48 ore dal ricovero, tramite messo comunale, al giudice tutelare nella cui circoscrizione rientra il comune.

Il giudice tutelare, entro le successive 48 ore, assunte le informazioni e disposti gli eventuali accertamenti, provvede con decreto motivato a convalidare o non convalidare il provvedimento e ne dà comunicazione al sindaco. In caso di mancata convalida il sindaco dispone la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera.

Se il provvedimento di cui al primo comma del presente articolo è disposto dal sindaco di un comune diverso da quello di residenza dell'infermo, ne va data comunicazione al sindaco di questo ultimo comune. Se il provvedimento di cui al primo comma del presente articolo è adottato nei confronti di cittadini stranieri o di apolidi, ne va data comunicazione al Ministero dell'interno e al consolato competente, tramite il prefetto.

Nei casi in cui il trattamento sanitario obbligatorio debba protrarsi oltre il settimo giorno, ed in quelli di ulteriore prolungamento, il sanitario responsabile del servizio psichiatrico di cui all'articolo 6 è tenuto a formulare, in tempo utile, una proposta motivata al sindaco che ha disposto il ricovero, il quale ne dà comunicazione al giudice tutelare, con le modalità e per gli adempimenti di cui al primo e secondo comma del presente articolo, indicando la ulteriore durata presumibile del trattamento stesso.

Il sanitario di cui al comma precedente è tenuto a comunicare al sindaco, sia in caso di dimissione del ricoverato che in continuità di degenza, la cessazione delle condizioni che richiedono l'obbligo del trattamento sanitario; comunica altresì la eventuale sopravvenuta impossibilità a proseguire il trattamento stesso. Il sindaco, entro 48 ore dal ricevimento della comunicazione del sanitario, ne dà notizia al giudice tutelare.

Qualora ne sussista la necessità il giudice tutelare adotta i provvedimenti urgenti che possono occorrere per conservare e per amministrare il patrimonio dell'infermo.

La omissione delle comunicazioni di cui al primo, quarto e quinto comma del presente articolo determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento e configura, salvo che non sussistano gli estremi di un delitto più grave, il reato di omissione di atti di ufficio.


Art. 4
Revoca e modifica del provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio.

Chiunque può rivolgere al sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio.

Sulla richiesta di revoca o di modifica il sindaco decide entro dieci giorni. I provvedimenti di revoca o di modifica sono adottati con lo stesso procedimento del provvedimento revocato o modificato.


Art. 5
Tutela giurisdizionale.

Chi è sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, e chiunque vi abbia interesse, può proporre al tribunale competente per territorio ricorso contro il provvedimento convalidato dal giudice tutelare.

Entro il termine di trenta giorni, decorrente dalla scadenza del termine di cui al secondo comma dell'articolo 3, il sindaco può proporre analogo ricorso avverso la mancata convalida del provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio.

Nel processo davanti al tribunale le parti possono stare in giudizio senza ministero di difensore e farsi rappresentare da persona munita di mandato scritto in calce al ricorso o in atto separato. Il ricorso può essere presentato al tribunale mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

Il presidente del tribunale fissa l'udienza di comparizione delle parti con decreto in calce al ricorso che, a cura del cancelliere, è notificato alle parti nonché al pubblico ministero.

Il presidente del tribunale, acquisito il provvedimento che ha disposto il trattamento sanitario obbligatorio e sentito il pubblico ministero, può sospendere il trattamento medesimo anche prima che sia tenuta l'udienza di comparizione.

Sulla richiesta di sospensiva il presidente del tribunale provvede entro dieci giorni.

Il tribunale provvede in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, dopo aver assunto informazioni e raccolte le prove disposte di ufficio o richieste dalle parti.

I ricorsi ed i successivi procedimenti sono esenti da imposta di bollo. La decisione del processo non è soggetta a registrazione.


Art. 6
Modalità relative agli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori in condizioni di degenza ospedaliera per malattia mentale.

Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi e presìdi psichiatrici extra ospedalieri.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge i trattamenti sanitari per malattie mentali che comportino la necessità di degenza ospedaliera e che siano a carico dello Stato o di enti e istituzioni pubbliche sono effettuati, salvo quanto disposto dal successivo articolo 8, nei servizi psichiatrici di cui ai successivi commi.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, anche con riferimento agli ambiti territoriali previsti dal secondo e terzo comma dell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, individuano gli ospedali generali nei quali, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, devono essere istituiti specifici servizi psichiatrici di diagnosi e cura.

I servizi di cui al secondo e terzo comma del presente articolo - che sono ordinati secondo quanto è previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128, per i servizi speciali obbligatori negli ospedali generali e che non devono essere dotati di un numero di posti letto superiore a 15 - al fine di garantire la continuità dell'intervento sanitario a tutela della salute mentale sono organicamente e funzionalmente collegati, in forma dipartimentale con gli altri servizi e presìdi psichiatrici esistenti nel territorio.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano individuano le istituzioni private di ricovero e cura, in possesso dei requisiti prescritti, nelle quali possono essere attuati trattamenti sanitari obbligatori e volontari in regime di ricovero.

In relazione alle esigenze assistenziali, le province possono stipulare con le istituzioni di cui al precedente comma convenzioni ai sensi del successivo articolo 7.


Art. 7
Trasferimento alle regioni delle funzioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge, le funzioni amministrative concernenti l’assistenza psichiatrica in condizioni di degenza ospedaliera, già esercitate dalle province, sono trasferite, per i territori di loro competenza, alle regioni ordinarie e a statuto speciale. Resta ferma l'attuale competenza delle province autonome di Trento e di Bolzano.

L'assistenza ospedaliera disciplinata dagli articoli 12 e 13 del decreto-legge 8 luglio 1974, numero 264, convertito con modificazioni nella legge 17 agosto 1974, n. 386, comprende i ricoveri ospedalieri per alterazioni psichiche. Restano ferme fino al 31 dicembre 1978 le disposizioni vigenti in ordine alla competenza della spesa.

A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge le regioni esercitano anche nei confronti degli ospedali psichiatrici le funzioni che svolgono nei confronti degli altri ospedali.

Sino alla data di entrata in vigore della riforma sanitaria, e comunque non oltre il 1° gennaio 1979, le province continuano ad esercitare le funzioni amministrative relative alla gestione degli ospedali psichiatrici e ogni altra funzione riguardante i servizi psichiatrici e di igiene mentale.

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano programmano e coordinano l'organizzazione dei presìdi e dei servizi psichiatrici e di igiene mentale con le altre strutture sanitarie operanti nel territorio e attuano il graduale superamento degli ospedali psichiatrici e la diversa utilizzazione delle strutture esistenti e di quelle in via di completamento. Tali iniziative non possono comportare maggiori oneri per i bilanci delle amministrazioni provinciali.

E' in ogni caso vietato costruire nuovi ospedali psichiatrici, utilizzare quelli attualmente esistenti come divisioni specialistiche psichiatriche di ospedali generali, istituire negli ospedali generali divisioni o sezioni psichiatriche e utilizzare come tali divisioni o sezioni neurologiche o neuropsichiatriche.

Agli ospedali psichiatrici dipendenti dalle amministrazioni provinciali o da altri enti pubblici o dalle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza si applicano i divieti di cui all'articolo 6 del decreto-legge 29 dicembre 1977, n. 946, convertito con modificazioni nella legge 27 febbraio 1978, n. 43.

Ai servizi psichiatrici di diagnosi e cura degli ospedali generali, di cui all'articolo 6, è addetto personale degli ospedali psichiatrici e dei servizi e presidi psichiatrici pubblici extra ospedalieri.

I rapporti tra le province, gli enti ospedalieri e le altre strutture di ricovero e cura sono regolati da apposite convenzioni, conformi ad uno schema tipo, da approvare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro della sanità di intesa con le regioni e l'Unione delle province di Italia e sentite, per quanto riguarda i problemi del personale, le organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative.

Lo schema tipo di convenzione dovrà disciplinare tra l'altro il collegamento organico e funzionale di cui al quarto comma dell'articolo 6, i rapporti finanziari tra le province e gli istituti di ricovero e l'impiego, anche mediante comando, del personale di cui all'ottavo comma, del presente articolo.

Con decorrenza dal 1° gennaio 1979 in sede di rinnovo contrattuale saranno stabilite norme per la graduale omogeneizzazione tra il trattamento economico e gli istituti normativi di carattere economico del personale degli ospedali psichiatrici pubblici e dei presidi e servizi psichiatrici e di igiene mentale pubblici e il trattamento economico e gli istituti normativi di carattere economico delle corrispondenti categorie del personale degli enti ospedalieri.


Art. 8
Infermi già ricoverati negli ospedali psichiatrici.

Le norme di cui alla presente legge si applicano anche agli infermi ricoverati negli ospedali psichiatrici al momento dell'entrata in vigore della legge stessa.

Il primario responsabile della divisione, entro novanta giorni dalla entrata in vigore della presente legge, con singole relazioni motivate, comunica al sindaco dei rispettivi comuni di residenza, i nominativi dei degenti per i quali ritiene necessario il proseguimento del trattamento sanitario obbligatorio presso la stessa struttura di ricovero, indicando la durata presumibile del trattamento stesso. Il primario responsabile della divisione è altresì tenuto agli adempimenti di cui al quinto comma dell'articolo 3.

Il sindaco dispone il provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera secondo le norme di cui all'ultimo comma dell'articolo 2 e ne dà comunicazione al giudice tutelare con le modalità e per gli adempimenti di cui all'articolo 3.

L'omissione delle comunicazioni di cui ai commi precedenti determina la cessazione di ogni effetto del provvedimento e configura, salvo che non sussistano gli estremi di un delitto più grave, il reato di omissione di atti di ufficio.

Tenuto conto di quanto previsto al quinto comma dell'articolo 7 e in temporanea deroga a quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 6, negli attuali ospedali psichiatrici possono essere ricoverati, sempre che ne facciano richiesta, esclusivamente coloro che vi sono stati ricoverati anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge e che necessitano di trattamento psichiatrico in condizioni di degenza ospedaliera.


Art. 9
Attribuzioni del personale medico degli ospedali psichiatrici.

Le attribuzioni in materia sanitaria del direttore, dei primari, degli aiuti e degli assistenti degli ospedali psichiatrici sono quelle stabilite, rispettivamente, dagli articoli 4 e 5 e dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1969, n. 128.


Art. 10
Modifiche al codice penale.

Nella rubrica del libro III, titolo I, capo I, sezione III, paragrafo 6 del codice penale sono soppresse le parole: "di alienati di mente".

Nella rubrica dell'articolo 716 del codice penale sono soppresse le parole: "di infermi di mente o".

Nello stesso articolo sono soppresse le parole: "a uno stabilimento di cura o".


Art. 11
Norme finali.

Sono abrogati gli articoli 1, 2, 3 e 3-bis della legge 14 febbraio 1904, n. 36, concernente "Disposizioni sui manicomi e sugli alienati" e successive modificazioni, l'articolo 420 del codice civile, gli articoli 714, 715 e 717 del codice penale, il n. 1 dell'articolo 2 e l'articolo 3 del testo unico delle leggi recanti norme per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, nonché ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge.

Le disposizioni contenute negli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9 della presente legge restano in vigore fino alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale.



L’enumerazione degli articoli esplicita gli intenti della legge Basaglia, i propositi di cambiamento culturale nonché medico della malattia mentale. Ad oggi un percorso è iniziato, il malato mentale ha una sua dignità d’essere, tuttavia osservando un po’ più nel profondo le varie realtà della nostra penisola, ci rendiamo conto di quanto ancora bisogna fare affinché questo progetto possa essere attuato nella sua completezza. Vi saluto dandovi appuntamento alla prossima occasione in cui parlerò ancora della legge Basaglia.


Rosaria Uglietti
Psicologa