Scrivo questa lettera aperta senza avere bene in testa a chi scrivo, per chi scrivo e forse non è neanche importante. Questa mattina ho assistito ad un episodio che vorrei brevemente raccontare. Ero in auto e, arrivando al semaforo, mi fermo. Scorgo in lontananza dei vigili lungo l'incrocio e non ne capisco il perchè visto che il semaforo è in funzione. Dopo qualche attimo, uno dei vigili sposta la sua auto e la posiziona in modo da bloccare la strada. Nonostante il semaforo fosse diventato verde eravamo bloccati dall'auto del vigile. Perchè? Dopo un pò, alla spicciolata, cominciano a comparire gruppi di ragazzi dalla strada laterale, gruppi che diventano sempre più numerosi e poi sempre di più. "Finalmente, era ora!" penso tra me e me, mentre il corteo si sposta e si ferma proprio al centro dell'incrocio.
Peccato, che dalle altre auto iniziano a suonare, a rumoreggiare, qualcuno scende dalle auto e inizia a urlare: "Andate a studiare!", "Levatevi di torno!", "Andate a lavorare", "Fateli sgombrare!". Al sentire queste voci, lo confesso, ho provato un misto di rabbia e sconforto.
Come è possibile che in questo paese si sia creata un tale distanza?
Che paese è questo, che produce queste divisioni?
Un paese che a me non piace.
E quindi, cari ragazzi che avete bloccato il traffico di Torino, vi scrivo per dirvi GRAZIE!
Grazie,
grazie di avermi tenuto fermo un quarto d'ora al semaforo,
grazie per per le uova che tirate e che tirerete sugli edifici,
grazie per i treni che bloccate e grazie per tutti i ritardi che causerete,
grazie per tutte le università che occupate e grazie, davvero grazie,
per lo sforzo che ci vorrà, che dovrete fare, per evitare gli scontri e le provocazioni.
IO STO CON GLI STUDENTI
Alessandro Lombardo
Libero cittadino
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